Coaching? Un mondo da scoprire

Il mondo del coaching

Non sapevo, ma ho scoperto, che esiste anche in Italia un folto e nutrito stuolo di professionisti ed un panorama di teorie, delle quali la programmazione neuro linguistica è forse la più nota, che formano il mondo del “coaching“.

Il coaching come sistema di formazione

formazionePer lavoro ho approfondito le mie conoscenze sul coaching. Prima non sapevo neppure cosa fosse poi ho studiato l’ambiente, i professionisti, le teorie… Il coaching è in effetti un tipo di formazione particolare. Il coach ha l’obiettivo di formare la persona a diventare migliore, diversa, a trasformarsi per superare i propri stessi limiti. Si può dire che l’obiettivo di un coaching intelligente non è trasformare la persona ma fornire alla persona gli strumenti per trasformarsi e potere così essere una persona più flessibile, capace di cambiare modo di affrontare i problemi, più capace di darsi una forma secondo il proprio desiderio. L’obiettivo è nobile, tuttavia bisogna fare i conti con la realtà. Perché (e questa è la cosa che sapevo già prima di studiare il coaching) è chiaro che esistono molti ciarlatani, a questo riguardo. Tuttavia (e questa è la piacevole sorpresa che lo studio mi ha riservato) esistono anche sistemi seri e, di conseguenza efficaci.

I diversi tipi di coaching: il coaching auto-suggestionante

coaching auto-suggestionanteStudiando l’ambiente mi sono reso conto che esistono due tipi di coaching. Quello che è una specie di “americanata” che a volte vediamo nei film, in cui c’è un tizio su un palco che sfrutta a mani basse la retorica e la persuasione per cercare di “affascinare” le persone con tecniche di comunicazione e che alla fine hanno lo scopo di indurle all’auto suggestione. Infatti va a compiere un lavoro sull’esterno della persona cercando di entusiasmarla, di pomparla, di farla sentire invincibile e potente. Questo tipo di discorso, in genere sembra un discorso razionale e logico e invece fa leva su fattori emotivi, è un modo di esaltare le persone per fare in modo che comprino nuovamente un biglietto per una conferenza. Alla fine non è molto diverso da quello che fanno i leader politici per infoiare le masse con l’unica differenza che gli obiettivi che lasciano intravedere sono legati allo sviluppo personale.

 Il bisogno reale su cui fanno leva i coaching di suggestione

cambiamentoCome mai questi sedicenti coach hanno comunque tanto seguito? Non saranno tutti idioti quelli che finiscono ad acquistare un biglietto (spesso costosissimo) per una di queste conferenze o workshop. Risulta infatti vero, se ci pensiamo un attimo, che ciascuno di noi ha un desiderio di essere in grado di cambiarsi con facilità. Tutti sogniamo di saper cambiare i nostri atteggiamenti a comando. E tutti, nel corso della vita, abbiamo imparato alcuni “trucchi” per affrontare situazioni e per cercare di cambiare il proprio carattere. Ma questo non basta, per essere davvero così duttili da realizzare il sogno di essere in gradi di cambiare noi stessi a comando. “Cambiare noi stessi a comando” può essere detto in altri termini e significa saper affrontare i propri difetti e gli atteggiamenti che in certe situazioni si rivelano controproducenti. Una persona, infatti, è tanto più felice quanto più è capace di non essere schiava dei propri comportamenti che a volte finiscono ad essere veri e propri stereotipi (quando finiamo a dire “non riesco a fare diversamente”). Per questo l’idea che ci sia qualcuno in grado di aiutarci a fare questa cosa con più consapevolezza e con più efficacia è un’idea in grado di esercitare una forte attrazione su di noi e che porta alcuni ad  acquistare i famosi biglietti delle conferenze di coaching.

Diversi tipi di coaching: il coaching psicologico scientifico

psicologia-della-saluteLa piacevole sorpresa che lo studio mi ha riservato riguarda l’esistenza del coaching serio su cui si può fare un discorso completamente diverso. Si tratta del coaching fondato su basi scientifiche di psicologia. Ci sono infatti professionisti del settore che studiano con attenzione tutte quelle teorie e i relativi esercizi che in psicologia sono poco noti. Infatti normalmente gli psicologi si concentrano sugli aspetti patologici della personalità per diventare terapeuti e trascurano invece le tecniche “positive” legate a persone senza patologie. Ovvero la psicologia offre numerosissimi strumenti per persone sane che vogliono diventare ancor più equilibrate e consapevoli dei mezzi a disposizione di tutti per migliorare, cambiare, trasformarsi. Chiaramente questo secondo modello ha dei notevoli risvolti positivi. In generale, chi sceglie di seguire un coach per cercare di migliorare, ha avuto un’ottima idea perché davvero può servire a tutti per diventare più sereni e capaci. L’importante però è saper scegliere il coach con intelligenza, cercando di approfondire bene su quali basi si poggia il suo sistema di coaching. E se non espone le basi del suo sistema di coaching, ebbene, è forse uno dei tanti ciarlatani.

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La Comunicazione educativa: una panoramica

Questo post ha il solo scopo di descrivere sommariamente la disciplina, senz’altro poco conosciuta, che va sotto il nome di comunicazione educativa.

Mi riprometto di realizzare una serie organica e sistematica di post volti a delineare con maggiore chiarezza e specificità i tanti aspetti che essa comprende, ma per il momento vorrei innanzitutto offrire una descrizione generale e sommaria per consentire a chiunque sia interessato di capire in che consiste e di cosa tratta.

La materia di cui la comunicazione educativa consiste è, come suggerisce la parola, un territorio trasversale del sapere, compreso grossomodo nell’intersezione delle discipline  di comunicazione e di educazione.

Non bisogna però farsi trarre in inganno.

Essa tratta di tecniche e metodologie adatte a mettere in opera una comunicazione efficace in relazione ad un obiettivo educativo, intendendo per educazione non tanto o non solo la possibilità di indirizzare una giovane mente verso i migliori lidi della vita, quanto la capacità di modificare atteggiamenti controproducenti e sviluppare di converso atteggiamenti positivi verso una certa realtà o azione.

Risulta quindi chiaro che essa è una nuova frontiera della comunicazione d’impresa in quanto ha come suo specifico campo di applicazione tutte quelle situazioni in cui qualcuno vuole non solo comunicare qualcosa ma vuole fare in modo che chi ascolta la comunicazione sia indotto a modificare il proprio atteggiamento e di conseguenza la propria azione.

La comunicazione educativa si pone perciò come metodologia specifica per tutte quelle imprese o soggetti che, trattando prodotti, servizi o iniziative ad alta informatività (come i prodotti dei quadranti razionali, in particolare quello razionale ad alto coinvolgimento, della grid di Vaughn.) hanno l’esigenza di fare un tipo di comunicazione d’impresa molto informativa e che pertanto sarà ancor più efficace se, nel lungo periodo, riuscirà ad essere “educativa”.